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lunedì 26 dicembre 2011

Doppia D e Fragmenta

Che cosa resta dell'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica? (W. Benjamin). Che cosa rimane dell’estetica nella società di massa in cui i princìpi estetici sono quasi totalmente inumati insieme con quelli etici? Sono ormai poche le voci che riescono a contrapporre una residua ed ostinata capacità di creare, in un mondo in cui tutto, la produzione in primo luogo, è distruzione. Nell’era del disincanto, sopravvive il canto sia pure radicato nella disperazione che, trangugiata sino all’ultima goccia, è non solo veleno ma forse antidoto.

Così in “Doppia D”, canzone di Matteo Buratti alias Burro, è inventariato l’armanentario dell’uomo d’oggi, abituato a maneggiare, tra gli attrezzi più comuni, la disperazione ed il denaro. Lo scenario metropolitano sciorina, come in un caleidoscopio di follia, strade, ubriachi, corsie d’ospedale, chiese semideserte, nuvole finte...

Scrive l’autore: “Doppia D è un’interessante ‘fotografia satellitare’ su un tipo specifico di umanità che è costretta sempre più all’apnea. In tutta questa sua atmosfera del disumanare, i versi ne diventano sconcertante, mera narrazione. ‘Doppia D’ è la prima poesia in cui compaiono allusioni nemmeno troppo velate, alle velature chimiche (gioco di parole voluto) meglio note come ‘scie chimiche’. Potrei aggiungere altre cose sul tema disperazione/denaro, ma sono sicuro che le mie riflessioni sarebbero intese come provocazione, bene che andasse. Quindi mi limito a queste poche parole e lascio a voi il respiro di questo mio testo. One Love”.



Le parole, quasi salmodiate, in un salmo profano a denunciare la profanazione della vita, si allineano lungo una melodia ossificata, imprigionate in un ritmo ipnotico. Di seguito il testo.

DOPPIA D

Al tavolo di un caffè

mentre un tizio solitario sta aspettando un’altra illusione d’amore…
Sopra al banco di un Tabacchi
mentre una ragazza compra sigarette e GRATTA E VINCI
o alla Snai dove un vecchio scommette su CALCIO E CAVALLI
frammentando o frantumando in attese la Vita

All’angolo della strada dove il pusher smazza
Allo sportello della banca col passamontagna…

Alla guida di un GRAN FERRO
ubriachi e fatti nella notte
mentre con artificiali reset dal Tutto/ci distanziamo da tutti
verso l’incauto ignoto della città della solitudine che ci viene incontro

In ginocchio, davanti all’altare di una Chiesa
Prostrati verso La Mecca nel crepuscolo della preghiera
In meditazione nella posa del Loto con il profumo dell’incenso purificatore…
A 90, con il c*lo in mano all’avida deriva bugiarda dell’Elite anti-Coscienza

Sopra le nuvole chimiche del cielo
mentre qualche idea di Dio illude l’IO sulla GIUSTEZZA
Fino alla corsia d’ospedale, dove nasce o dove muore…
la DISPERAZIONE è ovunque in questa vita di schiavi

Costretti come siamo, fra un mentre e l’altro, alla menzogna:
di credere per denaro
di ostracizzare per denaro
di amare per denaro
di fottere per denaro...
Abbiamo rovinato tutto!

QUESTA è la storia
della disperazione (e) del denaro

Ora vorrei chiedere agli Dèi
se è vero che proprio NOI
- dato che ci è chiaro che il Buddha di Bamiyan non sorride più -
dobbiamo oppure possiamo assistere alla FINE di tutto questo…

La lugubre panoplia del Kaliyuga è testimoniata pure da Giovanni che, attraverso lo scavo linguistico ed il parossismo lirico, se da un lato porta alla superficie la cruda coscienza del disfacimento, dall’altro accende l’inestinguibile sete d’infinito”. (“Novembre”). In un altro intenso componimento, “Nemi”, il paesaggio lacustre, rischiarato da un bagliore metallico ed innaturale, il cielo ferito ed “inciso di strane cicatrici”, destano i fantasmi perduti di un’umanità perduta.

Nella tensione inesausta verso il trascendimento e la purificazione delle scorie, i Fragmenta di Giovanni, conficcati nell’aridità e nella freddezza del tempo declinante, aiutano a ricomporre, anche se con immane fatica, l’immagine della speranza.


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giovedì 21 aprile 2011

E’ imminente il crollo di Babilonia la Grande?

"Lasciati prendere per mano dal bambino di Betlemme, non temere, fidati di lui, la forza vivificante della sua luce ti incoraggia ad impegnarti nell’edificazione di un Nuovo ordine mondiale." Papa Benedetto XVI

Un nostro amico e collaboratore ha evidenziato che in una delle lame appartenenti alle "Illuminati cards", è raffigurata probabilmente la Chiesa di S. Agnese, tempio su cui intervenne Francesco Castelli (Bissone, Canton Ticino, 1559 – Roma, 1667) noto come Borromini. Alla Chiesa di S. Agnese in Piazza Navona, Borromini lavorò tra il 1652 ed il 1655.

Il favore incontrato presso papa Innocenzo X gli aveva, infatti, aperto le porte per alcuni prestigiosi incarichi, tra cui l'assunzione del cantiere della chiesa di Sant'Agnese in Piazza Navona, incarico da cui fu sollevato nel 1657, dopo la morte del papa ed un parziale crollo dell'edificio, fatti avvenuti due anni prima, per cui perse il suo lavoro, prima che esso fosse terminato. Il nuovo papa, Alessandro VII, ed il principe Camillo Pamphili richiamarono Carlo Rainaldi, che portò a termine i lavori senza, però, apportare modifiche sostanziali al progetto borrominiano.

Con la chiesa di Sant'Agnese in Agone, Borromini capovolse il progetto originario di Girolamo Rainaldi (e di suo figlio Carlo Rainaldi), che prevedeva l'ingresso principale in Via di Santa Maria dell'Anima. La facciata fu ampliata per includere alcune parti dell'attiguo palazzo Pamphili, guadagnando così dello spazio per le due torri campanarie, ciascuna delle quali ha un orologio, come in San Pietro: uno per l'ora di Roma, l'altro per il tempo ultramontano, ossia l'ora europea. Inoltre trasformò la pianta da una croce greca in un ottagono sfondato da cappelle alternate a larghi pilastri; su un alto tamburo si innesta la cupola.

Bisogna ammettere che, a differenza delle immagini raffigurate nelle altre carte, il disegno dell’”arcano” in oggetto è piuttosto stilizzato ed alquanto rozzo, tuttavia si riconoscono nella raffigurazione due campanili. Nella Chiesa di Sant’Agnese le due torri connotano l’inconfondibile stile del Borromini. Le costruzioni presentano il secondo ordine animato da colonne doppie il cui sensibile aggetto è contrastato da rientranze: gli elementi architettonici sono sormontati da un architrave dal perimetro ellittico spezzato. La cupola delle torri ha pianta dal profilo irregolare.

La somiglianza dunque tra la carta, in cui non è disegnata la cupola, e le torri non è notevole. Vengono, però, in mente le voci circa un terremoto che dovrebbe colpire Roma il giorno 11 maggio 2011. Sono previsioni, attribuite da alcuni a Raffaele Bendandi, ma che i portavoce del ricercatore faentino hanno recisamente smentito.

Bendandi o non Bendanti, terremoti artificiali o naturali, è inquietante che la lama delinei un edificio che crolla, accompagnato dalla didascalia "Earthquake projector". La dicitura si riferisce in maniera esplicita ad un’arma sismica, tratteggiata in un marchingegno attorniato da cerchi concentrici (onde soniche?). In basso è riprodotto il grafico di un sismografo…

Certo, qualora veramente le élites oscure intendessero scatenare un terremoto a Roma, bisognerebbe porsi la classica domanda: Cui prodest?

Scrive Revolution Harry nell’articolo “Tutte le strade portano a Babilonia” (Roma, n.d.r.): “ E’ possibile che il Vaticano sia in procinto di rivelare sé stesso: il Vaticano stesso sarà distrutto in un cataclisma da 'Fine dei Tempi' che vedrà il centro del potere spirituale spostarsi a Gerusalemme. Questo sarà ancora il sistema babilonese, ma in una nuova veste ‘spirituale’, la cui forma exoterica sarà probabilmente qualche variante degli attuali insegnamenti New age”.

Si tratta di una mera speculazione: nondimeno è vero che sono stati elaborati piani volti ad espellere Ebrei ed Islamici dalla Palestina per innalzare a Nazareth una mastodontica croce, segnacolo di conquista per opera di una setta universale (cattolica) fondata su un culto solo all'apparenza cristiano. Fantasie? Congetture del tutto illogiche? E’ ingenuo cercare una logica nelle menti di psicopatici, autori di un evento come il 911, tanto atroce quanto inimmaginabile, prima che accadesse.

Ricordiamo che la F.E.M.A., in questo periodo, sta compiendo strane operazioni (stoccaggio di scorte alimentari, bare, esercitazioni...) in vista di un'emergenza. Forse il governo segreto ha scelto come prossimo bersaglio gli Stati Uniti?

Incrociamo le dita.





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mercoledì 21 luglio 2010

Procurato allarme: mostra di opere di arte contemporanea sulle scie chimiche e H.A.A.R.P.

"Procurato allarme": mostra di opere di arte contemporanea sulle scie chimiche e H.A.A.R.P. E' un'importante iniziativa per sensibilizzare il pubblico sul tema dell'inquinamento chimico ed elettromagnetico, inteso come conseguenza di una deliberata volontà di avvelenare il pianeta.

- 23 luglio ore 18:00 Stamperia del Tevere - Via S. Francesco a Ripa, 69 Roma
- Ore 21: 00 Galleria R.G.B. 46
- 29 luglio ore 19:00 House of love and dissent - Via Leonina 85, Roma


L'evento è stato organizzato da Stamperia del Tevere (stamperiadeltevere.it - info@stamperiadeltevere.it) con il patrocinio di Sciechimicheroma e Cieliliberi.


Info@stamperiadeltevere.it






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domenica 26 agosto 2007

La pittura rinascimentale e le wave clouds

Recentemente Saimon ha pubblicato un accurato articolo dal titolo Wave clouds: Madre natura non le riconosce. Lo studio si impernia sulle strane formazioni ondulate che, stando alla N.A.S.A., sarebbero del tutto normali e riconducibili al movimento dell'aria che si comporta come un fluido in prossimità di ostacoli quali le catene montuose. La "spiegazione" dell'agenzia statunitense, famigerata sia per i "ritocchi" delle immagini che ritraggono la superficie di Marte sia per le patetiche frottole sulle scie di "condensazione", se fosse fornita da uno studente universitario, senza dubbio causerebbe l'ira funesta del più ignorante tra i professori.

Eppure la N.A.S.A. non esita a propalare ipotesi esplicative siffatte che Saimon ha smontato punto per punto, collegando le wave clouds sia all'irrorazione chimica sia all'irradiazione di campi magnetici artificiali.

Inaspettatamente una disciplina umanistica ci soccorre in modo che possiamo asserire, senza tema di sbagliare, che queste nuvole ad andamento sinuoso sono generate dalle operazioni di manipolazione atmosferica: mi riferisco alla Storia dell'arte. Circoscriviamo il nostro campo d'indagine alla pittura rinascimentale che ci servirà come pietra di paragone: è noto che i maestri italiani (e non solo) tra XV e XVI secolo, se si esclude qualche pittore ancora legato a moduli tardo-gotici, privilegiano il realismo, da intendersi non come piatta, banale riproduzione del mondo "oggettivo", ma come attenzione per la natura lato sensu, descritta e filtrata attraverso la propria sensibilità e le forme simboliche del tempo. (Vedi Zret, Percezione e realtà).

Si ammirino le tele e gli affreschi degli artisti rinascimentali, da Piero della Francesca ad Andrea Mantegna, da Antonello da Messina a Giovanni Bellini, da Giorgione a Leonardo da Vinci, solo per citarne alcuni: essi rappresentano, ognuno col suo stile, nuvole di molti tipi e sembianze. Dipingono con amorosa precisione cumuli, cumulonembi, strati, cirri... Piero Della Francesca raffigura persino le inconsuete e suggestive nubi lenticolari. In nessuna opera di questi e di altri pittori, pur attenti ai vari, multiformi aspetti della creazione, si notano formazioni bizzarre e grottesche paragonabili alle wave clouds o a quelle nubi simili a vertebre, ad intrichi di rami, a grattugie... Qualcosa è cambiato nell'atmosfera, ma i cambiamenti non sono naturali. Forse l’aumento degli inquinanti nella troposfera o del biossido di carbonio può essere all’origine di queste anomalie? Può la Natura improvvisamente partorire questi mostri? No. Solo un deliberato intervento di alterazione climatica per mezzo di chemtrails e H.A.A.R.P. può chiarire la genesi di queste manifestazioni.

Anticipo la "risposta" della N.A.S.A. o di qualche disinformatore di professione: le sagome inconsuete dei corpi nuvolosi sono dovute all'"effetto serra". Ormai tutto si spiega con l'"effetto serra", anche la caduta dei capelli.

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