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lunedì 26 dicembre 2016

Naturale versus artificiale



“Com’è il cielo oggi?” E’ questa la domanda che le persone consapevoli pongono a chi ha avuto al mattino presto già l’occasione (ed il coraggio) di sbirciare fuori dalla finestra. La risposta spesso non è univoca: se, infatti, nella stragrande maggioranza dei casi il firmamento è lordato dalle solite scie chimiche, succede anche di poter assistere alla titanica lotta tra naturale ed artificiale.

Qualche nuvola genuina si forma ancora, anche se presto è sferrato l’attacco mortale contro cumuli vaporosi e nivei. Squadriglie di aerei chimici – per lo più velivoli “civili” – aggrediscono le poche formazioni imbrifere per farne orrendo scempio. Ne risulta un cielo spaccato: da un lato, generalmente verso il mare e le pianure, dominano cirri sintetici, obbrobriosi artigli e coltri neurotossiche; dall’altro, al di sopra di colline e dorsali montuose, sopravvive qualche nube naturale. La bipartizione riguarda anche il colore della volta celeste: grigio-cilestre da una parte, azzurro o quasi dall’altra. Purtroppo in questo agone epico sono quasi sempre le armi meteorologiche a spuntarla: così, nell’arco di poco tempo, una giornata che prometteva un bel sole tiepido con un corteo di nuvole scintillanti, si trasforma in uno scenario fosco, larvale, deprimente.



Purtroppo il danno non è solo estetico ed è già un danno notevole: ha ragione lo scienziato statunitense Michael Tamez (un altro esperto che si aggiunge agli innumerevoli specialisti intenti a denunciare il genocidio ed ecocidio definito in modo eufemistico “biogeoingegneria illegale”) ad asserire che le chemtrails rischiano di falcidiare l’umanità entro i prossimi anni. Egli sostiene che la geoingegneria clandestina provoca e provocherà inondazioni in stile biblico e, nel contempo, epocali siccità. L’ambiente – ci ricorda Tamez – è inoltre contaminato da piombo, mercurio, bario, alluminio, stronzio, manganese etc. e NON sono né il traffico veicolare né gli impianti industriali le principali cause di questo avvelenamento globale.

Quanto preconizzammo negli anni passati si è purtroppo adempiuto: gli alberi stanno morendo ad ogni latitudine, varie specie di fauna selvatica sono prossime all’estinzione, le malattie neurodegenerative, i tumori etc. mietono vittime senza pietà… In Italia, le castagne? Perdute. Le olive? Perdute? Le noci? Perdute… I negazionisti? In perfetta salute. Nonostante ciò, come direbbe fra Cristoforo “Verrà un giorno…” . State sicuri, disinformatori, quel giorno, presto o tardi, verrà anche per voi.


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giovedì 28 agosto 2014

Salento: è allarme per la Xylella fastidiosa, il batterio che uccide gli olivi (articolo di Federica Sterza)

La geoingegneria clandestina miete un’altra vittima, l’ennesima. E’ la volta degli olivi salentini che sono aggrediti da un batterio, conseguenza diretta o indiretta di decenni funestati dalle operazioni chimico-biologiche. A furia di tendere la corda, la si spezza. Di fronte ad una questione tanto grave, suonano quasi comiche e grottesche le istanze dell’Assessore all’agricoltura, Fabrizio Nardoni. Costui evidentemente ignora (o finge di ignorare) le vere cause, la vera dimensione del fenomeno e l’ignoranza è la forza del sistema, come ci insegna Orwell. Auspichiamo perciò che la divulgazione del problema porti ad una sempre maggiore consapevolezza in vista di strategie risolutive.



E’ atteso per lunedì 4 agosto (l’articolo si riferisce ad un fatto dell’estate 2014, n.d.r.) l’incontro tra il Ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina, e l’Assessore all’agricoltura della Puglia, Fabrizio Nardoni, per discutere dell’emergenza “Xylella fastidiosa”, il batterio che sta uccidendo centinaia di ulivi in Salento. Nardoni ha spiegato che la richiesta che avanzerà al governo sarà quella di “azioni energiche e specifiche per contenere ed arrestare la propagazione del batterio, un rafforzamento dell’organico che sta affrontando l’emergenza sul campo e nei laboratori scientifici, ma anche una maggiore operatività sul campo per entrare nei terreni con il supporto di atti amministrativi condivisi con il Ministero. Continueremo ad insistere affinché vengano messe a disposizione le somme indicate dal precedente ministro e che diano finalmente operatività ad ampio raggio e indennizzi per gli agricoltori colpiti”.

In Salento è in atto una vera e propria moria di ulivi. Dei dieci milioni di alberi presenti nell’area salentina, un quarto sarebbe a rischio di sradicamento, perché aggredito dalla Xylella fastidiosa. Ieri si è tenuta una conferenza stampa organizzata da un gruppo di consiglieri di minoranza appartenenti al centrodestra, nella sede della Regione Puglia. I consiglieri hanno esposto il problema. Il responsabile dell’Ufficio provinciale dell’agricoltura, Angelo Delle Donne, ha anche precisato che il patogeno è arrivato fino al Capo di Leuca, dove sono stati scoperti nuovi focolai.

Fonte: puglia24news.it

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