Il grafene è dannoso anche solo per inalazione, così come accade per i nanopolimeri di carbonio e per l'amianto: lo si sa da almeno un decennio, ma non per questo si è evitato di applicarne le sue potenzialità nel campo della "biomedicina". Così ora, è accertato, si trova nelle mascherine fornite dal Ministero della Salute (salute si fa per dire...), nei tamponi PCR e persino nei cosiddetti vaccini "anti-Covid-19". Sia chiaro: il virus nemmeno esiste, visto e considerato che il COV-Sars-2 non è mai stato isolato, per cui è evidente che gli "antidoti" non sono nati per proteggere dal presunto patogeno, ma è lo stesso virus che è stato ideato per iniettare una pozione transgenica. Quando rileviamo la presenza del tossico grafene (che è pure all'origine delle trombosi), tra gli altri composti nocivi, nelle mascherine, nei tamponi e nei "vaccini", siamo sicuri che si tratta di mero errore o di casualità? Ovviamente no. E' chiaro che siamo al cospetto di un criminale e deliberato atto di bioterrorismo, perpetrato dai governi a danno delle popolazioni inconsapevoli. D'altronde si sono mai viste vista le autorità agire a vantaggio dei cittadini? Che io ricordi... MAI! Vi propongo un articolo del 2012: vi è riportato uno studio sulle conseguenze dell'intossicazione da grafene a livello cellulare. Buona lettura.
Il grafene è tossico, attacca le cellule e le danneggia (Articolo del 2012)
Un nuovo studio realizzato presso la Brown University dimostra che il grafene è potenzialmente tossico per gli esseri umani. La notizia non è del tutto nuova, ma il lavoro degli scienziati contribuisce a dissipare i dubbi esistenti: questo materiale "bidimensionale" può penetrare nelle cellule e danneggiarle anche gravemente.
Si riaccende così il dibattito sulla pericolosità di questo materiale (qui un articolo del 2012). In primo luogo per le persone coinvolte nella sua produzione, particolarmente esposte alle particelle nanometriche, ma anche per il consumatore finale: non è noto infatti cosa potrebbe accadere se un oggetto con del grafene al suo interno dovesse rompersi, liberando nell'ambiente polveri sottilissime di questo materiale – che il nostro sistema respiratorio non è in grado di filtrare. Il grafene è infatti, sostanzialmente, un "foglio" di carbonio puro spesso solo un atomo, e ha le qualità più svariate: ne abbiamo parlato a più riprese perché è il miglior candidato per sostituire il silicio, per realizzare nuovi sistemi di raffreddamento, celle solari e tante altre cose.
Secondo questa nuova ricerca (PDF) però i frammenti di grafene possono penetrare nelle cellule (non solo quelle umane) e comprometterne la funzionalità. Se questa possibilità era già nota in passato, la novità è che gli scienziati della Brown hanno preso in considerazione frammenti dai bordi frastagliati che, nelle simulazioni al computer, si erano rivelati meno pericolosi.
I ricercatori hanno sperimento gli effetti dei frammenti di grafene su tessuti umani (polmoni, pelle, cellule immunitarie), vedendo al microscopio come il materiale miracoloso penetrava nelle cellule, che ne inglobavano pezzi grandi anche dieci micrometri.
Si tratta d'informazioni da prendere con molta serietà, per chi già oggi lavora alla produzione del grafene, e anche per tutti noi. Il rischio più immediato è quello legato all'inalazione, ma ci sono anche il contatto diretto con occhi e pelle o l'ingestione da prendere in considerazione. Tutti argomenti da valutare con attenzione, visto che questo materiale molto probabilmente sarà molto comune nel giro di pochi anni, e di certo nessuno vuole rivivere l'esperienza dell'Eternit.
Il dottor Ricardo Delgado intervistato da "La quinta columna" in merito al ritrovamento di grefene nei cosiddetti vaccini.
Un nuovo studio realizzato presso la Brown University dimostra che il grafene è potenzialmente tossico per gli esseri umani. La notizia non è del tutto nuova, ma il lavoro degli scienziati contribuisce a dissipare i dubbi esistenti: questo materiale "bidimensionale" può penetrare nelle cellule e danneggiarle anche gravemente.
Si riaccende così il dibattito sulla pericolosità di questo materiale (qui un articolo del 2012). In primo luogo per le persone coinvolte nella sua produzione, particolarmente esposte alle particelle nanometriche, ma anche per il consumatore finale: non è noto infatti cosa potrebbe accadere se un oggetto con del grafene al suo interno dovesse rompersi, liberando nell'ambiente polveri sottilissime di questo materiale – che il nostro sistema respiratorio non è in grado di filtrare. Il grafene è infatti, sostanzialmente, un "foglio" di carbonio puro spesso solo un atomo, e ha le qualità più svariate: ne abbiamo parlato a più riprese perché è il miglior candidato per sostituire il silicio, per realizzare nuovi sistemi di raffreddamento, celle solari e tante altre cose.
Secondo questa nuova ricerca (PDF) però i frammenti di grafene possono penetrare nelle cellule (non solo quelle umane) e comprometterne la funzionalità. Se questa possibilità era già nota in passato, la novità è che gli scienziati della Brown hanno preso in considerazione frammenti dai bordi frastagliati che, nelle simulazioni al computer, si erano rivelati meno pericolosi.
I ricercatori hanno sperimento gli effetti dei frammenti di grafene su tessuti umani (polmoni, pelle, cellule immunitarie), vedendo al microscopio come il materiale miracoloso penetrava nelle cellule, che ne inglobavano pezzi grandi anche dieci micrometri.
Si tratta d'informazioni da prendere con molta serietà, per chi già oggi lavora alla produzione del grafene, e anche per tutti noi. Il rischio più immediato è quello legato all'inalazione, ma ci sono anche il contatto diretto con occhi e pelle o l'ingestione da prendere in considerazione. Tutti argomenti da valutare con attenzione, visto che questo materiale molto probabilmente sarà molto comune nel giro di pochi anni, e di certo nessuno vuole rivivere l'esperienza dell'Eternit.
Il dottor Ricardo Delgado intervistato da "La quinta columna" in merito al ritrovamento di grefene nei cosiddetti vaccini.
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