Gutta cavat lapidem, ossia la goccia scava la roccia. Continuiamo dunque a divulgare la verità circa l’incidente aereo in cui fu coinvolto un velivolo passeggeri precipitato sulle Alpi francesi. Abbiamo sempre sostenuto che la tragedia del Germanwings non fu causata dal copilota squilibrato, ma che fu un episodio legato quasi certamente al cosiddetto “fumo in cabina”. Di recente i genitori di Andreas Lubitz, stanchi della diffamazione post mortem ai danni del figlio, hanno rilasciato delle dichiarazioni con cui provano a riabilitare il giovane copilota, usato come capro espiatorio dalle istituzioni e dai media per nascondere la sindrome aerotossica, quindi la geoingegneria criminale.
Tragedia Germanwings: “Andreas era una persona gentile e delicata”: queste le parole dei genitori di Lubitz che hanno fatto infuriare (a torto) i parenti delle vittime.
“A proposito dell'aereo della Germanwings molte domande sono rimaste senza risposta, alcune circostanze sono strane ed abbiamo dubbi sulla dinamica dell'incidente. Noi procediamo con le ricerche”. Lo hanno asserito i genitori di Andreas Lubitz, il copilota che fu accusato di aver provocato lo schianto dell'aereo sulle Alpi francesi, togliendosi la vita ed uccidendo 149 persone, il 24 marzo di due anni fa. Le dichiarazioni sono state rilasciate alla testata “Welt am Sonntag”.
“Sull'immagine completamente falsa trasmessa” del loro figlio - sostengono - non vogliono ancora pronunciarsi. Il ventisettenne, stando agli esiti delle pseudo-inchieste condotte da due procure (francese e tedesca), provocò volontariamente l'incidente, approfittando dell'assenza del pilota - andato in bagno (sic) - e dopo essersi barricato nella cabina (sic!).
Le parole dei genitori di Lubitz fanno il paio con quanto affermato dal sindacalista Jörg Handwerg in merito al reintegro di un pilota che era stato licenziato, dopo aver contratto una patologia dovuta all’inalazione di aria contaminata: "Le compagnie aeree non possono sottrarsi alle proprie responsabilità in merito alla salute del personale. Abbiamo già visto quando precipitò un aereo sulle Alpi francesi, che cosa un problema del genere (la sindrome aerotossica, n.d.t.) può eventualmente provocare”.
Un commentatore, rivolgendosi all’eccelso Valerio Rossi Albertini, scriveva: "Studiati questa reazione: Al2O3 => 2Al(OH)3. 8H2O... e poi ne riparliamo...". L'intervento mi ha incuriosito e così ho chiesto lumi ad un chimico che, una volta studiata la formula, mi ha risposto così:
"Il reagente Al2O3 è un ossido d’alluminio che, per mezzo di una reazione di idratazione (compiuta attraverso l’introduzione di 11 molecole di H2O al reagente originario) ha prodotto due molecole d’idrossido d’alluminio. 8 molecole di H2O compaiono come residui all’interno dei prodotti. Sono giunto a questa conclusione dopo aver evidenziato come, eliminando gli elementi del reagente a quelli del prodotto, non restano che 22H e 11O (pari ad 11 molecole d’acqua che contribuiscono così a quadrare il bilancio). E' in questo modo che si formano scie chimiche (e non di condensazione) anche con parametri atmosferici inidonei".
A margine di questa illuminante analisi, concludiamo che l'impiego di carburante speciale a base di nanoparticelle di alluminio rivestite d'acqua (carburante AL-ICE) è ormai l'unica spiegazione valida a giustificare la presenza di quelle pseudo-scie di vapore che oscurano e deturpano i nostri cieli, avvelenando l’ambiente in modo abnorme. [1] Non a caso questo video, che reperimmo anni addietro sul canale You-Tube della nasuta N.A.S.A., è ora scomparso. Qualcosa da nascondere?
[1] Naturalmente molte altre scie tossiche sono a base di bario, stronzio, litio etc. L'U.S.A.F. le definisce "smart clouds".
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Un paio di mesi addietro siamo venuti in possesso di alcuni campioni di carburante avio per uso civile (Jet-A1). Abbiamo perciò subito contattato un laboratorio certificato all'estero affinché i campioni fossero esaminati. Nel frattempo è stata avviata una raccolta di fondi per l'analisi. Come sempre, attivisti ed amici hanno contribuito in maniera tempestiva e generosa per la colletta.
L’attesa dei risultati è stata lunga e - va precisato – non scevra di qualche apprensione, perché la possibilità che agisca la longa manus dei servizi è sempre in agguato. Per questa ragione ci siamo comunque riservati delle opzioni di riserva, nel caso di insuccesso.
Una volta che ciascuno specimen è giunto a destinazione, abbiamo, di quando in quando, preso contatti sia con l’intermediario dell’operazione sia con lo specialista cui erano state affidate le analisi per sapere a che punto erano: subito abbiamo ricevuto qualche risposta sbrigativa, in seguito silenzio assoluto per opera di entrambi. Dopo aver ancora aspettato invano (oltre quaranta giorni), abbiamo deciso di contestare la transazione eseguita tramite Paypal per destinare la somma ad un altro progetto. Ecco allora che il chimico si è subito fatto vivo, garantendo che entro breve avrebbe adempiuto quanto concordato, a patto che ritirassimo la pratica di contestazione. Aut aut cui, giocoforza, abbiamo dovuto accettare.
Vengono allora le note dolenti, perché la notte stessa (il 28 maggio 2016) abbiamo ricevuto per email il rapporto [2] sui carburanti che, di primo acchito, ci è parso insoddisfacente. In primo luogo ci è sembrato singolare che nelle lapidarie righe introduttive il chimico si affrettasse a precisare (excusatio non petita, culpa manifesta) che il diverso colore dei due campioni (uno incolore, l’altro giallognolo) fosse normale nel caso di combustibili avio. Inoltre l’analisi dei composti chimici era evidentemente lacunosa, poiché non vi sono neanche menzionati gli ingredienti tipici tra cui quelli che entrano nella composizione dello Stadis 450, uno speciale additivo anti-statico per Jet-A1, carburante impiegato per aeromobili civili e per jet fuel JP-8 ad uso miltare. Lo Stadis 450 è l’unico additivo adoperato anche nei carburanti dell'aeronautica militare. Sebbene gli ingredienti segreti siano molto ben protetti dal produttore, uno studio dell’E.P.A. (Enviroment “protection” agency) rivela che questi componenti chimici sono i sali di bario e/o il calcio. Alcuni additivi chimici sono adoperati in questi carburanti, tra cui inibitori della corrosione, stabilizzatori della temperatura, detergenti e dissipatori dell’elettricità statica. I dissipatori sono di particolare importanza, a causa del loro contenuto in metalli e sono usati nell’aviazione civile e militare. Octel Starreon Stadis è un dissipatore che contiene dinonylnapthalene sulfonic acid (Il barium dinonylnaphthalene sulfonate è un composto antiruggine ed altri solventi organici; secondo l’MSDS (Material Safety Data Sheet), esso contiene due ingredienti segreti. La Dupont, l’originario produttore, afferma di aver trasferito la sua produzione nel settembre del 1994 alla Octel Starreon LLC, ora una filiale della Innospec Fuel Specialties. L’Innospec Fuel Specialties produce anche un altro dissipatore statico chiamato statsafe. Comunque, secondo la Exxon, lo Stadis 450 continua ad essere il dissipatore statico maggiormente impiegato dall’aviazione civile e militare.
Ora, per quale ragione il rapporto non si riferisce al composto in esame né ad altri immancabili ingredienti dei carburanti di nuova generazione (trimetilalluminio, metilciclopentadienil-tricarbonil-manganese, conosciuto anche con le sigle MMT o MCMT, a base di manganese)? Sorge il legittimo dubbio che l’analisi trasmessaci sia stata “normalizzata” ed epurata di modo che combaciasse con le informazioni del datasheet. [1]
Per conto nostro, in queste settimane, abbiamo sottoposto i due campioni ad una serie di reagenti, disponibili in commercio e realizzati allo scopo di rilevare la presenza di metalli e non metalli in diversi liquidi. Grazie alle reazioni chimiche, si è giunti all'identificazione di una serie di metalli e metalloidi, tra cui Mercurio (Hg), Cobalto (Co), Cadmio (Cd), Manganese (Mn), Nichel (Ni), Rame (Cu). Ci domandiamo come sia possibile che un approfondito test spettroscopico non abbia “diagnosticato” la presenza di questi elementi che, tra l'altro, risultano in tutte le analisi delle acque piovane di questi ultimi anni. Da dove arrivano, se non dagli aerei?
Di seguito il testo inviatoci insieme con il rapporto, rapporto che abbiamo deciso di non pubblicare integralmente, per il semplice fatto che se le cose sono andate come sospettiamo, è bene che i dati identificativi del laboratorio non siano divulgati. In questo modo eviteremo ulteriori azioni a nostro danno ad opera della disinformazione di regime.
"Lo screening GC/MS dei costituenti elementi chimici ed organici dei due campioni (2) di carburante per aerei di tipo "Jet Fuel A-1" che ha sottoposto alla nostra attenzione, sono stati completati. Come confermato dal contenuto della presente relazione, si tratta di campioni di distillazione del petrolio la cui composizione molecolare è estremamente complessa. Fatte salve le condizioni rigorosamente identiche di separazione cromatografica sulla colonna capillare, i due campioni indicano cromatogrammi quasi perfettamente sovrapponibili, dimostrando composizioni molecolari estremamente simili.
L'origine della differenza di colore di ciascuno specimen può essere legata alla presenza di qualsiasi componente specifico rilevabile (tale variazione è comune ed è ammessa dalle specifiche tecniche dei fabbricanti di questo tipo di carburante)".
Pare che l’esame sia un semplice “copia e incolla” della documentazione ufficiale. Abbiamo assistito alla consueta azione di disturbo, per usare un eufemismo, simile al sabotaggio dell’operazione prelievo in quota di mazzucchiana impronta? Fatto sta che, mentre altre analisi del laboratorio in questione, attestano la presenza di tutti quegli elementi caratteristici delle chemtrails e dei carburanti aeronautici, qui come per magia scompaiono.
E’ naturale che presto sono pullulate le volgari e scontate speculazioni, ad opera dei disinformatori di Stato, per giunta le accuse di aver frodato i contributori, ma la verità è la seguente: una preliminare pesatura di precisione dei due campioni indicava un peso differente, maggiore per quello giallognolo. Già questo suggerisce una differente composizione chimica che non emerge dal rapporto. Inoltre perché non sono stati cercati composti organici caratteristici dei bio-carburanti? Insomma, il dossier è lacunoso e poco credibile.
Siamo contrariati, anche se non sorpresi per quanto accaduto, poiché immediatamente alcuni soggetti hanno attivato le procedure classiche in questi casi e, nell'arco di pochi giorni costoro sono risaliti alle persone che avevamo contattato.
[1] Con il termine “datasheet” si designa la documentazione che compendia le caratteristiche di un componente (ad esempio, un componente elettronico o meccanico), un apparato (un alimentatore o una caldaia), un software o un composto chimico. Il formato dei datasheet può variare molto a seconda del tipo e della complessità del componente documentato. I datasheet sono in inglese ed in altre lingue (raramente in italiano). Di solito le informazioni sono fornite in formato "pdf" e sono reperibili sul sito del costruttore o su siti specializzati.
[2] Il documento con le analisi, per quanto incomplete e "canoniche", è disponibile in formato PDF per tutti coloro che hanno contribuito alla raccolta fondi. Chi volesse visionare il file, ci scriva solo via mail a (tanker.enemy [at] gmail.com e corrisponda copia della donazione eseguita via Paypal, Postepay o bonifico bancario. Queste precauzioni sono necessarie poiché tra i contributori ci sono disinformatori infiltratisi nel Comitato.
Terrificante tentativo di legalizzare la geoingegneria bellica attraverso una “proposta” che, nelle forme più disparate, tutte dannose per il pianeta e chi lo abita, è realtà da alcuni decenni: spargere polvere di diamante nell’atmosfera. Il tutto si basa sempre sulla gigantesca truffa dell’aggravamento dell’effetto serra da biossido di carbonio, secondo il solito, collaudato schema dialettico: problema, (inesistente o creato ad hoc), reazione, “risoluzione”. Altro che “febbre del pianeta”: sono certi “climatologi” ad avere la febbre da cavallo ed a delirare!
Riscaldamento globale, polvere di diamante nel cielo per ridurre la "febbre" del pianeta (sic). La “proposta” arriva dall'Università di Harvard: le preziose nanoparticelle rifletterebbero i raggi solari, contrastando l'effetto serra.
Spruzzare (sic) polvere di diamante in atmosfera per riflettere i raggi del Sole ed abbassare la "febbre" del pianeta provocata dall'effetto serra: è l'idea lanciata da un gruppo di climatologi (una banda di pazzi, n.d.r.) dell'Università di Harvard in uno studio (in realtà uno scartafaccio demenziale e falso, n.d.r.) pubblicato su “Atmospheric Chemistry and Physics”. Secondo i calcoli dei ricercatori, le nanoparticelle sarebbero molto più efficaci e rispettose dell'ambiente (sic!!!) rispetto ai cosiddetti aerosol di solfati, da anni al centro del dibattito sul “riscaldamento globale”.
Il pericolo dei solfati - Secondo i ricercatori americani, gli aerosol atmosferici, che dovrebbero indurre un abbassamento delle temperature mimando gli effetti di un'eruzione vulcanica, rischierebbero di scatenare una serie di pericolosi effetti collaterali. Innanzitutto potrebbero reagire con altre sostanze presenti in atmosfera, producendo acido solforico e danneggiando lo strato di ozono. Inoltre, assorbendo la luce a particolari lunghezze d'onda, potrebbero far surriscaldare gli strati più bassi dell'atmosfera, alterando la circolazione dei venti e il clima (E’ quello che avviene da tempo, n.d.r.).
Una miscela di diamante e di alluminio - Per arginare questi ostacoli, gli esperti scommettono sull'uso di due particolari tipi di nanoparticelle solide: quelle di ossido di alluminio (che è un toccasana, n.d.r.), che avrebbero lo stesso effetto raffreddante dei solfati, e quelle realizzate con diamanti sintetici che, invece, sarebbero più efficaci del 50%. […]