Dove sono poi tutti questi morti a causa del Covid-19? Si vocifera di decessi, ma è sempre perito un amico del cugino del cognato del prozio del consuocero... Se in un ambiente di lavoro operano cento persone e di queste cento nessuna muore e forse un paio si buscano una rinite o una faringite, significa che questo Coronavirus non è così letale, a differenza di quanto gridato dalla stampa e dalla televisione, di quanto paventato dai peones.
E’ ovvio: si continua a morire – i Greci, consci del destino che attende tutti, pur avendo a disposizione il termine “anthropos” (uomo), definivano quasi sempre gli uomini “mortali”: si defunge per mille motivi, per innumerevoli malattie ed in incidenti, ma quasi tutti i decessi, attraverso statistiche fraudolente, sono attribuiti al fantomatico patogeno. Il popolino non si avvede che la presunta pandemia è un alibi per una girandola di iniziative una più nefasta dell’altra: dalle "mascherine FIAT" obbligatorie anche all’aperto alle inoculazioni “anti-influenzali”, dallo stravolgimento del “sistema educativo” alla distruzione della struttura produttiva non controllata dalle multinazionali…
Non solo! Lo Stato che, direttamente o indirettamente, ammorba i cittadini con il nanoparticolato degli inceneritori, con il percolato delle discariche con cui sono inquinati i suoli agricoli e le falde acquifere, con i miasmi ed i rifiuti degli stabilimenti, con i composti nocivi usati in moltissimi processi industriali, con i residui dell’agricoltura e della zootecnia, con i perniciosi ingredienti delle scie chimiche, con le scorie nucleari, con gli additivi dei carburanti per autoveicoli ed aerei, con farmaci dai mille effetti collaterali, con le “polveri” dei poligoni militari, con vaccini venefici, con i micidiali campi elettromagnetici etc. etc., all’improvviso si sveglia, si ravvede e combatte strenuamente per arginare i focolai di una supposta epidemia?
Non ci si accorge che qualcosa non quadra? Quando mai le istituzioni, di là dalle falsissime dichiarazioni ufficiali, hanno avuto a cuore la salute dei cittadini? Non hanno sempre anteposto interessi economici e strategici al benessere della popolazione? Per quale ragione i vari governi, sempre pronti ad innalzare le soglie di veleni ritenute tollerabili per legge nell’acqua e negli alimenti (vedi il caso Atrazina in Italia settentrionale), ora sono diventati così solleciti nel tutelare la salute di tutti noi?
Virgilio scrive nell’Eneide: Timeo Danaos et dona ferentes, ossia “Temo i Greci anche quando portano doni”. Ora l’esecutivo, elargisce con sospetta generosità, mascherine, antidoti “antiinflulenzali”, esami diagnostici e paccottiglia simile; promette aiuti economici, sovvenzioni, sgravi fiscali per resuscitare un’economia morta e sepolta.
Possibile che così pochi subodorino l’inganno nascosto dietro questa improvvisa, esibita liberalità? Ancora una volta siamo costretti a constatare che l’uomo medio non ha appreso alcunché né dagli autori classici né dagli scienziati veri: si lascia spaventare da cifre inventate, da immagini fittizie, da notizie spurie. Il popolo ormai non osa neppure usare il buon senso. Osserva Manzoni: “Il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune”. Ecco: oggi, mutatis mutandis, si ha paura, anzi terrore del “pensiero” comune che è l’imbecillità del sistema eretta a unico modo di essere e di agire.
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