
“Perché lo fanno?” Non si intossicano con le scie chimiche anche gli ideatori e gli artefici di questo crimine? Dagli anni ‘40 agli anni ‘90 del XX secolo, quanti ordigni nucleari sono stati fatti esplodere in atmosfera e nel sottosuolo dalle potenze nucleari, (Stati Uniti d’America, U.R.S.S., Regno Unito, Cina, Francia), sebbene sia gli scienziati sia i vertici militari sapessero benissimo che le radiazioni nucleari sono perniciose, anzi mortali? Eppure agli orchi non interessava un fico secco dei danni causati all’ambiente ed agli esseri viventi: essi agiscono senza pensare minimamente alle conseguenze dei loro scellerati “esperimenti”.
“Perché lo fanno?” Intanto lo fanno e basta, qualunque sia l’insieme degli scopi che sono ormai arcinoti. Se questa domanda diventa un pretesto per adagiarsi nell’inerzia e nell’acquiescenza, allora diventa stucchevole ed inopportuna. Presa coscienza che i delinquenti mondialisti controllano il clima ed il tempo con le loro micidiali armi, presa coscienza che scatenano terremoti disastrosi, che devastano e massacrano nei quattro angoli di un martoriato pianeta, continuare a ripetere il mantra diventa ridicolo, come se un pedone, mentre sta per essere investito da un autoarticolato, svolgesse il seguente “ragionamento”: “Prima che io mi scansi e cominci a correre per evitare di essere travolto dal mezzo pesante, è necessario calcolare la traiettoria, l’energia cinetica, la resistenza dell’aria, persino, sulla base del principio di indeterminazione di Heisenberg, la posizione o la quantità di moto di ciascuna particella che compone la materia degli oggetti coinvolti nella dinamica dell’incidente”. Mentre si computano queste ed altre variabili (perché non considerare pure l’effetto Casimir?), sussiste il concreto rischio che il malcapitato si ritrovi spiaccicato sull’asfalto.
Dunque le domande che ci attendiamo sono altre: “Come posso agire per informare le altre persone di quest’aggressione proditoria?,” Come posso agire per tentare di arginare la desertificazione della Terra, l’inquinamento di acqua, aria, cibo?”, “Come posso agire affinché si raggiunga la massa critica necessaria per costringere le istituzioni ad ammettere la deliberata distruzione della biosfera?”, “Come posso agire per fermare i farabutti, per garantire un futuro a figli e nipoti, sempre più malati, deboli, lobotomizzati dai media negazionisti, dall’”educazione”, dal sistema nel suo complesso?”
Insomma, poniamoci i giusti interrogativi, ma soprattutto adoperiamoci con tenacia, alacrità e coraggio, perché, gente, siamo al lumicino! Gente, svegliamoci, perché siamo ad un passo dal baratro!
[1] Tra il 1945 ed il 1993, le cinque potenze nucleari dichiarate (U.S.A., U.R.S.S., Gran Bretagna, Francia e Cina fecero esplodere 2031 testate sperimentali. I test avvennero in cima a torri, su chiatte, sospesi a palloni aerostatici; gli ordigni furono sganciati da aerei, lanciati da razzi fino alla quota di 480 chilometri sulla superficie terrestre; sott'acqua a 60 metri di profondità; in pozzi e sotto terra, fino a più di 240 metri sotto il suolo ed in tunnel orizzontali. Circa il 25% degli esperimenti fu realizzato nell'atmosfera. I 511 test atmosferici raggiunsero una potenza totale di 438 megatoni, pari a 29.000 bombe come quelle di Hiroshima. Più di metà del valore complessivo dei megatoni fu concentrato in un periodo di sedici mesi, da settembre 1961 al dicembre 1962.
In totale, gli Statunitensi eseguirono (nel periodo 1954-1993) 215 test nell'atmosfera e 812 sottoterra; i Sovietici rispettivamente 207 e 508; la Gran Bretagna 21 e 24; la Francia 45 e 147 (tra cui quelli nell'oceano); la Cina 23 e 16. Alla fine del 1958, gli esperimenti nucleari avevano prodotto sul pianeta circa 65 chili di stronzio 90, con una radioattività totale di 8,5 milioni di curie; la radioattività del cesio 137 alla stessa epoca ammontava a 15 milioni di curie. Il fall out degli esperimenti statunitensi e britannici, di grande potenza e, tutti senza eccezione, in località nei pressi dell'equatore si sono distribuiti uniformemente sopra l'intero globo. Tra il 1952 ed il 1957, gli U.S.A. compirono 90 test nel poligono nucleare del deserto del Nevada. Quelle esplosioni rilasciarono una quantità di iodio 131 superiore di dieci volte a quella che si sprigionò dalla centrale di Chernobyl. Gli stessi test esposero mediamente ogni cittadino statunitense ad una radiazione pari a 2 rad; sono soltanto 0,24 rad annuali quelli provenienti dalla radioattività naturale. Alcuni medici hanno calcolato che circa 10.000 tumori alla tiroide saranno provocati da questa pioggia contaminante invisibile.
Fonte della nota: "Test Nucleari: giocare col plutonio", di Paolo Cortesi
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