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domenica 31 ottobre 2021

Il "Greta reset"

Abbiamo già accennato in alcuni articoli precedenti alla “Grande ristrutturazione”, alias “Great reset”. L’abbiamo ribattezzato “Greta reset”: infatti a questa megera spiritata è stato affidato dalla feccia mondialista il compito di fungere da portavoce per la propaganda sui cosiddetti “cambiamenti climatici”. Dopo aver giocato la carta della fantapandemia, ecco che i criminali gettano sul tavolo un altro asso: le bugie legate alle emissioni di gas serra con la solita demonizzazione del CO2 e baggianate simili.

Purtroppo come la massa acefala si è bevuta le fandonie a proposito del virus, delle “varianti”, dei “contagi”, dei “peraccini”, delle mascherine e compagnia briscola, trangugerà anche tutte le menzogne a proposito del “cambio climatico” per cui i mentecatti al potere promuovono come “risoluzione” l'elettrico, la decarbonizzazione, la decrescita “felice”, la transizione ecologica…

Invano un vero esperto come il Professor Franco Prodi – peccato che non si riferisca alla geoingegneria clandestina, ma riconosciamo che, per il resto, la sua analisi è corretta – denuncia il fatto che la fanatica campagna contro il biossido di carbonio – a questo si riduce la “sensibilità ambientalista” di giovinastri scemi e di giornalisti ignoranti – appartiene ad una “scienza scellerata” (espressione testuale). Invano il Professor Prodi lancia l’allarme sulle reali forme di inquinamento del pianeta: la plastica, la contaminazione di suolo ed acqua a causa dei metalli pesanti e dei pesticidi, i composti tossici immessi nell’atmosfera, le scorie nucleari, il nanoparticolato degli incenitori, i rifiuti sanitari… I governi ed i deficienti, che danno loro ascolto. avanzano come Panzer.

E’ ovvio che il “Greta reset” è un “rimedio” peggiore del male oltre che un gigantesco imbroglio: per sostenere il passaggio all’”economia verde”, sarà necessario bruciare enormi quantità di combustibili fossili ed usare l’uranio (l'elettrico è energivoro!), i cui costi sono destinati a crescere in modo tremendo.

Ricordiamo che già negli anni ’50 del XX secolo ingegneri, urbanisti ed architetti lungimiranti proposero di ricorrere ad impianti solari e fotovoltaici da collocare su tutti gli edifici privati e pubblici di nuova costruzione in modo da generare l’energia sufficiente a coprire una cospicua quota del fabbisogno italiano. Naturalmente non se ne fece nulla. Così oggi ci troviamo a dipendere dal gas libico, algerino e russo, dal petrolio medio-orientale, dal nucleare d’oltralpe, dopo aver affossato le rinnovabili e la fusione fredda.

In questo contesto prevedere gli eventi futuri è sia facile sia difficile: facile è preconizzare un incremento pauroso dei prezzi relativi a petrolio, carbone, metano, uranio e, a cascata, di merci e servizi. E’ difficile, invece, stabilire se la cricca stia programmando, con il pretesto della crisi energetica, delle interruzioni più o meno prolungate, più o meno diffuse nell’erogazione dell’elettricità con tutte le disastrose conseguenze del caso. L’”Operazione Cyber Polygon”, i recenti black out in Libano, l’eclissi di Facebook e di altre piattaforme qualche giorno fa non lasciano presagire alcunché di positivo. Anche la notizia circa una forte tempesta solare, che ha colpito la Terra il 31 ottobre del 2021, potrebbe essere un segnale inquietante. Sappiamo che i fenomeni magnetici originati dal Sole possono provocare seri problemi alle reti elettriche. Sappiamo anche che i militari dispongono di armi in grado di simulare fenomeni dovuti a Madre Natura. Insomma, sull’avvenire si proietta una luce molto sinistra, anzi il buio…

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giovedì 14 luglio 2011

Varie ed eventuali

Qualche lettore si sarà chiesto per quale ragione non abbiamo aderito alla petizione contro le scie chimiche. Riteniamo che le petizioni ed iniziative simili, pur lodevoli, lascino il tempo che trovano: il sistema le usa per schedare i cittadini che, in questi anni, non si sono esposti; l’istanza, alla fine, con tutte le firme certificate, deve essere presentata da un avvocato, seguendo una lunga e complessa procedura. I legali preferiscono patrocinare clienti da spennare piuttosto che imbarcarsi in progetti non remunerativi che probabilmente resteranno nel libro dei sogni.

E’ palese che il potere non si scalfisce con una sottoscrizione né con fiaccolate o con manifestazioni: i fatti della Val di Susa dimostrano in modo inoppugnabile che l’arroganza e la sopraffazione, definite ipocritamente “legalità”, soverchiano i cittadini inermi e calpestano i residui diritti. La militarizzazione dello stato, su cui già anni addietro lanciavamo l’allarme, è ormai una realtà.

Abbiamo tentato di coinvolgere movimenti ed associazioni in una strategia di ampio respiro che ponesse al centro della divulgazione e della protesta, la questione “scie chimiche”, intesa come grimaldello per tentare di scardinare l’establishment. E' prevalso, però, un atteggiamento velleitario e superficiale: non si riesce così a coordinare gli interventi. E’ ovvio che esistono le eccezioni: ad esempio, il Comitato stop scie Firenze ha agito con determinazione ed efficacia, salvo poi trovarsi di fronte il solito rimpallo delle responsabilità. E’ comunque un esempio da seguire: è una condotta volta a sensibilizzare e ad esercitare una costante pressione sugli organismi istituzionali. Essere la loro spina nel fianco: questo è un obiettivo.

Confidiamo ancora nell’informazione e nella sua capacità di aprire qua è la delle brecce, ma, anche qui, la situazione è difficile: se non sono state ancora attuate forme di censura diretta e totale, sono comunque innumerevoli le azioni di disturbo (rimozioni di video dietro segnalazioni per inesistenti violazioni del diritto d’autore, sabotaggi vari all’area commenti, intrusioni…) a tal punto che la pubblicazione di un articolo o di un video richiede tempi molto più lunghi rispetto a quelli normalmente necessari. Ci si sente, però, simili a funamboli: sono stati già rintuzzati vari tentativi di imbavagliare l’informazione indipendente, ma Governo, Parlamento etc. istigati dai militari, i veri padroni del vapore, non allentano la morsa ed escogitano sempre qualche mefistofelico codicillo. E’ chiaro che, di fronte a leggi draconiane con tanto di abnormi sanzioni pecuniarie per gli inadempienti, si dovranno percorrere altre vie.

Alcuni amici ci domandano di dare spazio ad articoli riguardanti la medicina naturale: precisato che abbiamo già inserito testi ed interi dossiers sul tema (si legga, ad esempio, “Sopravvivere” di Gwen Scott), bisogna sottolineare che è un campo in cui ci si deve muovere con i piedi di piombo, poiché si può incorrere nelle accuse più bislacche ed infondate pur di ottenere la chiusura del blog.

Molti utenti ci interpellano sulla relazione tra sfere e scie chimiche: siamo abituati a non spingerci troppo oltre con le ipotesi. Ora, in primo luogo, abbiamo formulato già alcune congetture su tale complessa e spinosa questione, ma restano supposizioni benché suffragate da indizi notevoli. E’, però, opportuno che, nel caso di soggetti tanto delicati, ciascuno si formi la sua opinione consultando una vasta mole di documenti. Noi potremo esprimerci, dopo aver compiuto indagini il più possibile approfondite, con prudenza e con circonlocuzioni.

Sappiamo che certe persone confidano in un ribaltamento dell’attuale ordine di cose: l’analisi della situazione geopolitica ci induce a pensare che, pur con qualche retromarcia, siamo ormai incamminati verso la creazione del Nuovo assetto mondiale. Tuttavia è possibile che qualche gradito imprevisto determini il fallimento dei piani orchestrati dalle élites. In lontananza si intravede qualche timido segnale di miglioramento: gli esperimenti sulla fusione fredda, la lotta contro i banchieri internazionali in Islanda, la presa di coscienza per opera di alcuni cittadini, la possibilità, invero remota, di un intervento esterno… Sono tutte prospettive che scrutiamo con interesse e partecipazione. Anche la stessa sempre più feroce reazione del sistema che, invano, cerca di nascondere la sua vera natura, stravolgendo il linguaggio, è segno di debolezza. I capi si sentono il fiato sul collo, sono braccati e consci che presto perderanno tutto: non solo il denaro e la larva di reputazione che ancora vela il loro lordume. E’, però, arduo immaginare una transizione indolore: se miliardi di persone, nel mondo di oggi, basato sull’ingiustizia e sulla violenza, soffrono la fame, la sete, le malattie…, non si vede perché la cosiddetta "civiltà occidentale" possa essere immune da problemi simili, ora e sempre.

Non possiamo, però, predire gli eventi futuri. Forse siamo vicini ad una svolta, ma non dispensiamo certezze. Non vorremmo nutrire speranze che potrebbero sciogliersi in illusioni.



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