mercoledì 27 luglio 2016

Climates of suspicion (Clima del sospetto)



Si intitola "Climates of suspicion: 'chemtrail' conspiracy narratives (sic) and the international politics of geoengineering" e risale al 2014 uno studio a firma di Rose Cairns, dell'Università del Sussex. Di per sé il testo non si può inscrivere nella disinformazione classica, sebbene sia depistante, di là dai contenuti, contraddistinti da una buona dose di ambiguità: infatti l'approccio al tema è, per così dire, strabico. L'autrice, invece di focalizzare il soggetto "geoingegneria clandestina-scie chimiche", elude il problema, concentrandosi su questioni "sociologiche", dando per scontato, in modo del tutto disonesto dal punto di vista scientifico ed epistemologico, che le frottole degli sciacondensari sono la "verità", stranamente contraddetta e smentita da intere legioni di ricercatori e specialisti, in primis Clifford Carnicom.

E' proprio in questo taglio opaco, sostanziato di tutto l'armamentario pseudo-sociologico proveniente da filosofi mancati e da accademici falliti, che risiede l'interesse di un'analisi che rivela e contrario, ossia per contrapposizione ed in modo quasi non voluto, le strategie del sistema per ghettizzare chi denuncia e si oppone al genocidio in atto.

Di indubbia utilità anche l'analisi linguistica da cui emerge la campagna diffamatoria perpetrata dall'establishment e dalla setta negazionista che, incapaci di confutare una realtà incontrovertibile, possono solo confondere e disorientare l'opinione pubblica, ricorrendo ad una polverosa saccenteria, a sterili luoghi comuni.



In questo ambito semantico è di notevole rilievo la ricognizione lessicometrica [1] compiuta su un campione di siti statunitensi e britannici da cui si evince che certi epiteti attribuiti ai negazionisti hanno oltrepassato i confini nazionali per creare una koiné. Questo linguaggio comune, internazionale bolla i disinformatori definendoli come “ritardati mentali”, “ciechi”, “bugiardi prezzolati.” Questi appellativi sono esaurienti ed efficaci, poiché abbracciano tutta la fauna della disinformazione, dagli imbecilli che veramente credono nelle bugie della pseudo-scienza condensara, agli agenti-maggiordomi foraggiati dai governi (e protetti dalla magistratura) per screditare ed ingiuriare gli esperti specialmente sulla Rete.

Nel testo l’autrice dà un colpo al cerchio e l’altro alla botte: non può certo contraddire i dogmi dell’accademia baronale, ma è costretta ad ammettere in qualche passaggio che le chemtrails, tutto sommato, equivalgono ai “programmi” di geoingegneria clandestina. Riconosce pure che talune asserzioni dei ricercatori indipendenti sono corrette ed aderenti al vero, poi, però, si rifugia nel recinto della ricerca antropologica, mostrando evidente preoccupazione di fronte ad un gruppo che è impermeabile all’azione della propaganda di regime. Anzi, certe questioni sul clima (ad esempio, la frode dell’aumento dell’effetto serra correlato al biossido di carbonio) e sull’ambiente sono impostate in modo innovativo proprio dagli scienziati che la fazione negazionista si affanna a denigrare.

Il fine principale dello studio è il tentativo di capire se, nonostante i liberi pensatori siano un’esigua minoranza, costituiscano una minaccia per lo status quo, se e come gli apparati, grazie al dispiegamento degli organi di regime e delle legioni formate da depistatori, riusciranno ad arginare l’avanzata di un fenomeno che ha dalla sua la convinzione di essere dalla parte giusta. Se la qualità vale più della quantità, la crociata bandita dal sistema è già abortita in partenza.

[1] La ricognizione lessicometrica è l’indagine statistica su quante volte ricorrono certi termini ed espressioni in un contesto preso in esame.

Fonte: Climates of suspicion: 'chemtrail' conspiracy narratives and the international politics of geoengineering, 2014


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Range finder: come si sono svolti i fatti

sabato 23 luglio 2016

La scienziata elvetica Ulrike Lohmann conferma: rilevati bario ed alluminio nei carburanti avio!



Ulrike Lohmann è una docente di Fisica dell’atmosfera presso l’ETH di Zurigo ed è specializzata in nefologia. Nel 2013 la professoressa Lohman eseguì delle analisi presso l'aeroporto di Zurigo, insieme con l’Ufficio federale dell’aviazione. Gli esami erano finalizzati a stabilire la composizione chimica dei gas di scarico delle turbine. Fu reperita in primo luogo fuliggine che è essenzialmente carbonio, come nel gas di scarico degli autoveicoli. Non solo, furono rilevati sedici (16) diversi metalli tra cui bario ed alluminio, ma anche ferro, nickel, piombo, rame oltre al calcio.



Le rilevazioni della scienziata elvetica sono una conferma che le analisi di combustibile Jet-A1, commissionate da Tanker enemy ad un importante laboratorio francese, furono falsificate. Abbiamo ora le dichiarazioni di un’esperta, Ulrike Lohmann. Ella dichiara di aver trovato metalli nei gas combusti degli aviogetti, ma anche nel carburante aeronautico. Tra questi metalli, ovviamente, si annoverano alluminio e bario. Che cosa abbiamo sempre sostenuto?

I negazionisti hanno senza sosta asserito che non è possibile che i carburanti avio contengano bario ed alluminio; ora, di fronte ad acquisizioni inconfutabili, con la solita improntitudine, affermano che le concentrazioni di questi e di altri metalli non sono poi così elevate. Ammesso e non concesso che ciò sia vero, come ignorare il problema dell’accumulo, considerate le ingenti e quotidiane emissioni tossiche del traffico aereo?

A questo link lo studio referato [1] può essere visionato, previo acquisto. Ovviamente Tanker enemy ne ha acquisito una copia. Qui la versione presentata alla "20th ETH-Conference on Combustion Generated Nanoparticles".

[1] La composizione chimica delle emissioni di particolato non volatile dei motori aeronautici è stata studiata, usando la spettrometria di massa. I gas di scarico provenienti da tre diversi motori di aerei sono stati campionati ed analizzati. La stragrande maggioranza delle particelle analizzate ha mostrato di contenere carbonio elementare (fuliggine, vedi anche gli studi di Marvin Herndon). I composti metallici identificati erano tutti internamente mescolati con le particelle di fuliggine. I metalli più abbondanti nel gas di scarico erano Cromo, Ferro, Molibdeno, Vanadio, Alluminio, Bario, Rame, Piombo, Nickel, Manganese, Titanio, Zirconio. Sono stati individuati pure Calcio, Sodio, Silicio.



Fonte: OVERCAST Prof Ulrike Lohmann (English) - aluminium and barium in the jet fuel, 2016


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Range finder: come si sono svolti i fatti

martedì 19 luglio 2016

Mezzi di distrazione di massa e mezzi di distruzione di massa



Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur, Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata.

E’ diventato ormai impossibile rincorrere la cronaca con il suo turbinio di eventi, ora reali ora falsi ora metà reali e metà falsi. Molti fruitori, ad esempio di fronte ai “fatti” di Nizza occorsi il 14 luglio 2016, vorrebbero capire se davvero sono morte delle persone oppure no.

In primis, sarebbe auspicabile che uomini e donne imparassero da soli, per mezzo del discernimento e consultando le poche fonti disponibili, fonti da vagliare con attenzione certosina, a giungere alle loro conclusioni, senza attendere che la versione ufficiale sia smentita e smontata da qualche volenteroso autore della Rete. Questo perché, una volta apprese le strategie e le finalità del sistema (sempre le stesse), si può e si deve in maniera autonoma analizzare l’avvenimento per stabilire con un buon grado di probabilità se sia stata un’”operazione falsa bandiera” oppure no. Disamine di questo tipo aguzzano lo spirito d’osservazione, affinano l’ingegno, aiutano a pensare in maniera divergente.

Basterebbe anche solo applicare il principio della sineddoche per attingere risultati soddisfacenti. Ad esempio, se nel caso nizzardo, si è dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, che sul teatro del vaudeville, si trovavano dei manichini, dobbiamo ancora ipotizzare che sia stata perpetrata una strage vera? Che senso ha portare dei fantocci sul luogo di un’effettiva carneficina? Principio della sineddoche significa che un elemento fittizio rende fittizio (la parte vale per il tutto) l’intero accadimento. Se tuttavia non si è convinti di ciò, indagando con pazienza, si possono reperire altre incongruenze che fanno saltare la ricostruzione dei media mainstream.

Come abbiamo già scritto, le contraddizioni e le palesi incoerenze dei vari inside job si spiegano almeno con due motivazioni: da un lato le farse, anche se inverosimili, sono efficaci per i loro ideatori, visto che il popolino, rimbecillito dal calcio e dalle schermaglie della pseudo-politica, crede a tutto quanto è ammannito dalla fielevisione e dagli scartafacci di regime. Perché cambiare metodo, se funziona? Dall’altro l’evidente rozzezza di sceneggiature siffatte è anche una sfida per vedere fino a che punto la massa è disposta a lasciarsi plagiare e se qualcuno all’interno del gregge si può scuotere dal letargo. Non avviene quasi mai, ma tant’’è: altro che dissonanza cognitiva, siamo al cospetto dell’ignoranza definitiva!

Ricordato che i vari attentati (autentici o spuri che siano) sono usati dalla feccia mondialista per perseguire gli scopi ormai arcinoti, vorremmo sottolineare un altro aspetto: codesto pullulare di false flag, colpi di stato, losche trame, scandali politici e finanziari simili a bolle di sapone, clamorose inchieste giudiziarie destinate a spegnersi, catture di mafiosi latitanti da anni… serve a creare scompiglio. Si alimentano interminabili discussioni su soggetti su cui non si dovrebbe discutere, accertato il carattere fraudolento degli organi di “informazione” e di chi orchestra fatti e notizie. Soprattutto la sarabanda mira a distogliere l’attenzione dai problemi urgenti e concreti, primo fra tutti la geoingegneria clandestina con annessi e connessi.

Infatti, mentre sono proiettate ogni giorno pellicole di quart’ordine, la biosfera è morsa dai disastri meteo-climatici con siccità croniche, nubifragi, contaminazioni di ampie aree, estinzioni di numerose specie viventi, crollo della produzione agricola, incremento delle patologie più disparate…

Mentre sono allestite codeste atellane, l’Europa è sconvolta nei suoi equilibri demografici e socio-economici con l’attuazione del nefasto piano Kalergi; gli Stati Uniti sono gettati sull’orlo della guerra civile e della legge marziale; epidemie, carestie e guerre affliggono numerose regioni del pianeta.

Mentre sono messe in scena le tragicommedie, il gioco delle coalizioni e dei cambi di alleanza nello scacchiere internazionale definisce assetti sempre nuovi, comunque utili a scatenare un conflitto su larga scala.

Dunque, in occasione del prossimo spettacolo teatrale, cerchiamo di non perdere la bussola, cerchiamo di non confondere un film dell’orrore con l’orrore del mondialismo, quello sì reale.

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sabato 16 luglio 2016

1956 – Bell X-2s test: traccianti spacciati per scie di condensazione



Il Bell X-2 "Starbuster", inizialmente noto come Bell XS-2, fu un aeroplano sperimentale che l'azienda aeronautica statunitense Bell Aircraft Co. sviluppò nella prima metà degli anni Cinquanta del XX secolo sulla base di specifiche della NACA e con il finanziamento dell'United States Air Force (U.S.A.F.), l'aeronautica militare statunitense. Si trattò del secondo velivolo statunitense progettato espressamente per fini di ricerca nel campo delle alte velocità, dopo il suo predecessore, Bell X-1, il cui risultato era finalizzato, in particolare, ad esplorare le velocità comprese circa tra Mach 2 e Mach 3. L'X-2 fu il primo aereo a superare Mach 3: il 27 settembre 1956 furono registrati 3 393 km/h (Mach 3,2) a 19.800 m di quota. Il pilota, Milburn G. Apt, in quell'occasione, stabilì il primato di velocità.

Sovente questo documento video è stato mostrato per confermare la balzana teoria delle scie di condensazione (in inglese contrails). Sappiamo, invece, che le scie di condensazione persistenti sono una falsità. Nel corso dei test con il Bell XS-2 furono adoperati dei traccianti. Ciò permise di seguire più facilmente sia il bombardiere modificato B-50 sia il velivolo sperimentale. Si noti: le scie sono molto vicine ai motori ed hanno più di una fonte di emissione per ogni propulsore. Ma non basta! Se osserviamo con attenzione, si distinguono bene i cannelli impiegati per emettere i traccianti.

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SOSTIENI TANKER ENEMY CON UN TUO CONTRIBUTO - Il Comitato "Tanker enemy" dal 2006 è impegnato nella divulgazione e nella denuncia dello spinoso tema noto come "scie chimiche" o "geoingegneria clandestina", tramite la pubblicazione di articoli, video, documenti, traduzioni e per mezzo di varie iniziative (ad esempio, l'indagine sulle polveri sottili). Questo lavoro ha richiesto e richiede un impegno quotidiano con il conseguente dispendio di energie e risorse. In questi anni il blog "Tanker enemy" e quelli collegati hanno garantito, anche grazie al contributo di lettori e sostenitori, un'informazione indipendente e circostanziata a tal punto da suscitare la reazione del sistema. Questa reazione si è tradotta, oltre che in attacchi di ogni genere, nell'apertura di procedimenti "legali", volti all'oscuramento del blog e dei siti ad esso correlati. Sono procedimenti all'origine di notevoli difficoltà pratiche e di cospicui esborsi per avvocati e consulenti tecnici. Auspichiamo perciò un fattivo sostegno sotto forma di donazioni e di altri interventi (gratuito patrocinio, consulenze...) affinché il Comitato possa continuare ad agire nell'interesse della collettività. Un sentito ringraziamento a tutti coloro che accoglieranno, per quanto nelle loro possibilità, il presente appello. Il Vostro contributo è assolutamente fondamentale al fine di permetterci di proseguire con il nostro operato. Qui la pagina Paypal per eseguire una donazione.

Qui abbiamo un effetto molto simile a quello che si può rilevare oggi con taluni aerei impegnati in operazioni di geoingegneria clandestina e cioè una breve interruzione nell'erogazione del prodotto (On-Off). Casualmente si tratta di dispositivi del tutto simili a quelli oggigiorno installati sotto le gondole motore della maggior parte dei velivoli commerciali...

Qui un volo del 1955 ove i traccianti non furono adoperati.


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martedì 12 luglio 2016

Indiretta ammissione della geoingegneria clandestina per opera del vertice della C.I.A.



Il direttore della C.I.A., John O. Brennan, in un suo recente intervento ad una riunione del famigerato Council for foreign relations, nell’ambito di una digressione sulla geoingegneria, si è soffermato sulla Stratospheric aerosol injection (S.A.I.), ossia sulla dispersione nella stratosfera di solfuri con lo scopo ufficiale di ridurre il cosiddetto global warming. Il riferimento va letto, al pari di ogni riferimento istituzionale, come un’obliqua ammissione, comunque rilevante, della geoingegneria clandestina-scie chimiche, sebbene il tema sia presentato in maniera ridimensionata e forviante, attraverso una tra le foglie di fico (in questo caso la S.A.I.) usate per nascondere la verità.

E’ ovvio che Brennan non può riconoscere che il complesso militare-industriale, con la fondamentale cooperazione delle compagnie civili, sta distruggendo ed alterando, spesso in maniera deliberata, la biosfera. E’ ovvio che Brennan non può asserire che le operazioni sono in corso da decenni. Infatti colui colloca le attività chimiche in un quadro progettuale, ma, quando indica con precisione i costi, i danni ambientali e gli squilibri politici che l’ingegneria del clima “potrebbe” causare, è evidente che si riferisce ad una situazione di fatto.

Fonte: aircrap.org, 2016

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venerdì 8 luglio 2016

E la chiamano estate…



E la chiamano estate… Si può definire "estate" una stagione senza i classici temporali di calore, senza il cielo azzurro solcato da cumuli ovattati, vaporosi? Se si analizzassero i regimi pluviometrici della Liguria occidentale, a mo’ di significativo campione, potremmo concludere che da una decina d’anni le precipitazioni si sono diradate ed indebolite in modo drastico. Se piove, succede nell’entroterra ai confini dello spartiacque con il Piemonte, dove è più difficile, per la conformazione orografica, spargere il particolato igroscopico: la costa e la fascia subito retrostante sono mortalmente aride.

E la chiamano estate, ma il firmamento è bianco: vi fluttua al mattino presto qualche nuvola sfatta che, dopo un po’ di tempo, comincia a diventare più consistente: sennonché il pronto intervento degli aerei chimici e la nebbia prosciugante presto dissolvono ogni nube, creando un fondale calcinato, candeggiato. Sia l’orizzonte sia il profilo di monti e colline sono cancellati da una patina opaca. E’ uno spettacolo orribile, ma soprattutto è un ambiente tossico, letale per gli esseri viventi.

Quando nel 536 d.C. [In Italia si combatteva la guerra greco-gotica (535-553 d.C.) che causò immani rovine nella penisola, precipitandola in un’età di decadenza e miseria, con l’esoso fiscalismo bizantino e l’espansione dei latifondi; il dominio bizantino subentrò agli Ostrogoti con cui la penisola aveva conosciuto una certa prosperità] alcune eruzioni dispersero ceneri vulcaniche che provocarono decremento delle temperature, siccità, offuscamento della luce solare, conseguente crollo dei raccolti e carestie. La storia, mutatis mutandis, tende a ripetersi.

Le eruzioni spargono in atmosfera polveri e materiale piroclastico contenenti biossido di zolfo che, a contatto con l’umidità, si trasforma in acido solforico. L’acido solforico, riflettendo la luce solare, raffredda la Terra. I solfuri (collegati alle operazioni chimiche) impediscono la formazione di nubi. Le operazioni disseccanti, l’attività vulcanica di questi ultimi anni, la debole attività solare stanno creando le condizioni di un autunno perenne, un autunno secco e sterile.

E la chiamano estate. I meteorologi di regime inventano nomi sempre più improbabili per gli anticicloni, zone di alta pressione spesso artificiali che stazionano su vaste aree dell’Europa, dove le perturbazioni, già fiaccate da diuturne attività di contenimento e logoramento, si infrangono, riuscendo a spremere solo poche, sporche gocce. I campi di alta pressione spesso sono dichiarati tali, ma concomitanti con valori barici bassi.

E la chiamano estate, ma è un gigantesco forno a microonde che cuoce piante, animali, uomini in un “democratico” banchetto imbandito per “Iddii pestilenziali” (E. Montale).


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lunedì 4 luglio 2016

E' allarme! La jet stream settentrionale confluisce in quella meridionale



Il climatologo Paul Beckwith lancia l’allarme a proposito di un’inattesa deviazione della corrente a getto boreale che, dopo aver oltrepassato l’equatore, si è immessa nella jet stream australe. Scrive lo specialista: “La corrente a getto dell'emisfero settentrionale ha attraversato l'equatore e si è unita alla jet stream dell'emisfero australe. Ciò è inusuale ed è un forte indizio di caos climatico. […] Dobbiamo dichiarare l'emergenza climatica globale”.

Di fronte ad un’anomalia così grave, a squilibri forieri di disastri (siccità epocali in alcune regioni e rovinosi nubifragi in altre), Beckwith ed altri brancolano nel buio, si lambiccano, astrologano di Nino e via discorrendo. Siamo al cospetto di bizzarrie meteorologiche la cui principale, se non unica causa va ricercata nelle manipolazioni attuate con i famigerati riscaldatori ionosferici (alias impianti H.A.A.R.P.), installati negli Stati Uniti d’America, in Europa, Cina, Indonesia, Australia etc. Si legga a tale proposito il capitolo ad hoc all’interno del saggio "Scie chimiche - la guerra segreta", 2015.

E’ deprimente vedere come gli esperti siano costretti a ventilare le ipotesi più peregrine per tentare di capire le radici delle aberrazioni climatiche, quando la genesi è chiara: la geoingegneria clandestina soprattutto attraverso l’emissione di campi elettromagnetici. Beckwith è basito, perché il fenomeno, anche se meno notevole, fu già riscontrato nel 2014 e nel 2015; noi non siamo per niente sconcertati, sapendo che i riscaldatori ionosferici sono attivi da alcuni lustri.

Più che dichiarare “l’emergenza climatica globale”, bisogna dichiarare al mondo chi e con quali biechi fini sta devastando la biosfera, forse in modo irreparabile.

Fonte: youtube

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venerdì 1 luglio 2016

Radiofrequenze e neoplasie

Ha proprio ragione William Thomas ad individuare una letale sinergia tra campi elettromagnetici e composti tossici nel suo fondamentale testo “Le scie chimiche, il wireless e tu”. Un recente studio, proveniente da una prestigiosa istituzione medica, conferma quanto sostengono, da lustri esperti e ricercatori indipendenti. Un’unica osservazione: dubitiamo che occorrano 300.000 euro per stabilire ciò che è assodato; semmai meriterebbero 300.000 schiaffoni quelli che ignorano o negano una correlazione tra radiofrequenze e patologie e chi permette questo genocidio elettromagnetico.



Radiofrequenze e cancerogenesi: esiste un nesso secondo l’Istituto Ramazzini di Bologna da decenni partner del National Toxicology Program. La direttrice, Fiorella Belpoggi ha asserito: “Le conclusioni del nostro studio sono fondamentali per confermare ed eventualmente rafforzare in tempi brevi i risultati ottenuti dal NTP”. Il presidente Simone Gamberini: 'Servono 300.000 euro per concludere lo studio entro il 2017'”.

Bologna, 3 giugno 2016 - Lo statunitense National Toxicology Program (NTP), il più grande laboratorio al mondo per lo studio di sostanze cancerogene attraverso modelli sperimentali, ha appena concluso un importante studio sulle radiofrequenze della telefonia mobile. La ricerca mette in discussione l’adeguatezza degli attuali limiti espositivi. I risultati confermano che l’esposizione a radiazioni emesse dai telefoni cellulari e dalle antenne causa tumori maligni del cervello e rari tumori maligni delle cellule neuriniche del cuore (Schwannomi maligni).

È importante sottolineare che già negli studi epidemiologici sugli utenti compulsivi di telefoni cellulari era stato osservato un aumento dei tumori encefalici e di quelli delle cellule neuriniche dei nervi della testa, in particolare del nervo acustico. Infatti, nel 2011 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come possibili cancerogeni.

L’NTP intrattiene da decenni rapporti di collaborazione con l’Istituto Ramazzini e in questo ambito l’Istituto bolognese, situato nel Castello di Bentivoglio, ha cominciato nello stesso periodo dell’NTP uno studio sugli effetti delle radiazioni elettromagnetiche generate dalle stazioni radiobase della telefonia mobile, usando un sistema espositivo validato dagli stessi tecnici NTP, per riprodurre l’esposizione ambientale ad antenne della telefonia mobile a 50, 25, 5, 0 V/m. […]

Le conclusioni del nostro studio sono fondamentali per confermare ed eventualmente rafforzare in tempi brevi i risultati ottenuti dal NTP – sottolinea la dottoressa Fiorella Belpoggi che dirige il Centro di ricerca dell’Istituto –. Questo permetterà alle Agenzie preposte di procedere con la rivalutazione dei rischi (come no… n.d.r.) correlati all’impiego del cellulare, ai sistemi wireless ed alle stazioni radiobase della telefonia mobile, in particolare nelle categorie a rischio quali i bambini e le donne in gravidanza”.

Fonte: ramazzini.org


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